martedì 15 febbraio 2022

Venti di guerra

Tensioni tra Ucraina e Russia: spiegazione

 



Immagine tratta dal web
Tutto è partito nel 2014, quando al potere arrivarono le forze nazionaliste, provocando quella da molti denominata "Rivoluzione ucraina". In principio deteneva il potere il presidente Victor Yanukovich, di orientamento filo-russo, che mirava a rafforzare i rapporti con la Russia. In Ucraina però era ormai diffuso il malcontento, tra povertà, corruzione e mancanza di benessere in generale, frequenti erano perciò le manifestazioni in piazza, fatte anche da persone armate che erano contro il presidente attualmente in carica. Cercando di trovare un punto d'incontro, Yanukovich promise di migliorare la vita nel paese se le manifestazioni fossero cessate e i ministri degli esteri di Francia, Polonia e Germania, si diedero il compito di vigilare sull'operato del governo e garantire la stabilità del paese, assicurandosi quindi che entrambe le parti mantenessero gli accordi presi. Tuttavia si era raggiunto da tempo ormai un punto di non ritorno e con la situazione ormai degenerata, diverse persone armate presero il potere attraverso un colpo di stato. Il presidente ucraino, che intanto si rifugiò a Rostov in Russia, venne deposto e condannato a 13 anni di carcere e in Ucraina governarono da quel momento le forze nazionaliste. La politica ucraina venne così influenzata dalla politica europea e da quella americana. Questo momento politico è considerato come l'inizio del malcontento in Crimea e a Donbass. La Crimea era un'isola ucraina costituita da molti cittadini di nazionalità russa che, vedendo come il potere in Ucraina è stato conquistato in modo violento e non attraverso ordinarie elezioni, decise di non riconoscere la nuova autorità come legittima. C'è da dire però che anche in Ucraina vennero fatte, in seguito, nuove elezioni, ma queste si tennero in un'atmosfera che esercitava alti livelli di odio verso la Russia, e diffusa era la propaganda contro la lingua russa, contro i russi, contro i monumenti russi e i suoi riti religiosi, verso la Russia come paese. In questa storia è doveroso citare la strage di Odessa, accaduta il 2 maggio 2014: si tratta di un massacro avvenuto in Ucraina, presso la Casa dei Sindacati. Il tutto iniziò con delle rivolte nella città di Odessa da parte del popolo, in seguito all'elezione illegittima avvenuta. Dopo gli scontri, i manifestanti contrari al nuovo governo si rifugiarono nella Casa dei Sindacati. Questi però vennero seguiti ed aggrediti all'interno dell'edificio, dagli estremisti di destra, dai neonazisti e dai nazionalisti, gli attuali sostenitori del governo ucraino, che successivamente circondarono l'edificio e appiccarono il fuoco. Nell'incendio persero la vita 42 persone, alcune delle quali del tutto estranee ai fatti, in quanto si trovavano lì per ragioni di lavoro. Gli estremisti impedirono ai vigili del fuoco di poter accedere all'area per poter intervenire, e i pochi che riuscirono a sopravvivere vennero uccisi all'uscita dell'edificio. Molte uccisioni si verificano anche all'interno, e quello che fece più scalpore furono le persone lanciate vive dall'altura del palazzo, e il ritrovamento del corpo di una donna incinta strangolata con dei cavi telefonici. Il nuovo governo ucraino parlò del fatto come di una fatalità e accusò le forze filo-russe di essere i veri responsabili. L'accusa poi verrà smentita ufficialmente, per la presenza di sopravvissuti e troppi testimoni. Nonostante questo, il nuovo governo ucraino non aprirà mai un'indagine in quanto i colpevoli erano sostenitori del regime nazionalista. Vedendo cos'era accaduto in Odessa, la Crimea prese la decisione di chiedere aiuto alla Russia, temendo che i diritti dei cittadini russi potessero venire discriminati. La Russia accettò la richiesta e dopo essere entrata in Crimea con il suo esercito, si votò con un referendum se rimanere in Ucraina o far parte della Russia. Visto il clima di odio e di violenza, il referendum ebbe esito scontato e la Crimea si staccò dal governo centrale. Il referendum però non venne riconosciuto né dall'Unione europea né dall'America, perché si diceva che la Russia, entrando nel paese con l'esercito, avesse in qualche maniera costretto il popolo a votare come voleva lei. Non venne riconosciuto nemmeno dall'Ucraina che comunque perdeva una parte del suo territorio. La stessa cosa accadde a Donbass. Da quel momento in poi in Ucraina c'è stato un contrasto armato tra il potere centrale e la parte est del paese, nascendo così una guerra civile. Le persone a Donbass vennero probabilmente aiutate con la fornitura di armi da parte della Russia ma nonostante questo morirono, soltanto in questa città, 15.000 persone. Ora si dice che la Russia abbia messo al confine con l'Ucraina 130.000 soldati, e la NATO spinge per adottare sanzioni contro il paese di Putin. L'America infatti teme che si possa dare inizio ad un'altra guerra e per questo ha deciso di schierarsi dalla parte dei nazionalisti ucraini contro la Russia. Quest'ultima afferma di non averne piazzato tutte queste migliaia al confine, ma che i soldati sono sparsi in diversi punti strategici. Se l'Ucraina attaccherà Donbass, la Russia difenderà i cittadini che vivono lì, anche perché molti di quei cittadini hanno preso la cittadinanza russa. Per cui sembra che l'imminente guerra dopotutto non sia destinata ad iniziare fin quando l'Ucraina non attaccherà i ribelli. Ad ogni modo l'Europa e l'America continuano a mandare armi in Ucraina per difendersi dall'esercito russo, non tenendo conto del pericolo fondato che potrebbero essere usate per attaccare Donbass. In questa situazione la migliore cosa sarebbe intraprendere un percorso diplomatico tra Ucraina e Donbass, anche a questo sono serviti gli sforzi del presidente francese che vuole come tutta l'Europa, che tra il potere centrale e la parte est dell'Ucraina ci sia la pace. A questo punto, come evolverà la situazione dipenderà da come verrà risolto il conflitto in Ucraina. È importante però precisare una cosa: c'è la concreta possibilità che l'Ucraina entri a far parte della NATO, ma se ciò avvenisse l'ipotesi di una terza guerra mondiale non sarebbe poi così astratta. Questo perché nello statuto ucraino, la Russia è considerata un nemico politico, e se dovesse scoppiare un conflitto armato tra NATO e Russia non ci sarebbero vincitori e le perdite sarebbero altissime. Perciò è bene che tutti gli stati mettano da parte i propri interessi politici ed economici, e facciano di tutto perché questo conflitto non avvenga...
Con questo articolo vi ho dato un resoconto generale dello scontro, e ho cercato di trasmettervi più opinioni possibili di tutte le parti coinvolte. Adesso tocca a voi seguire l'evolversi della vicenda e formarvi una vostra opinione, in modo da non essere influenzati da quelle degli altri perché ne sapete troppo poco!

 


Catherine Scolaro – Classe 5^ S1