venerdì 14 gennaio 2022

La storia della scimmietta, in realtà, è la mia storia...

Cento per cento


Immagine tratta dal web

Questa estate, in particolare una notte rovente d’agosto, il mio cuginetto non riusciva a dormire; corse nel mio letto e abbracciandomi dolcemente mi chiese di raccontargli una storia. Avevamo già letto troppe volte la storia di Pinocchio, non voleva più sentirla, quindi me ne chiese una nuova, così mi venne in mente una storia, che non conosceva; gliela raccontai e lui la adorò.

Raccontava di una scimmietta, che si chiamava Lucky e viveva in un piccolo paesino con la sua famiglia. Lucky era una scimmietta molto curiosa, amava divertirsi e stare a contatto con la gente, ma cresceva troppo in fretta, e così in un batter d’occhio si ritrovò alle scuole medie; il primo anno lo affrontò tranquillamente, ma il secondo anno qualcosa iniziò ad andare storto: troppi cambiamenti nella sua vita. La sua mamma e il suo papà si separarono, questo infierì sul rapporto che aveva con loro, che infatti andò peggiorando; troppi pensieri per la testa diedero problemi a Lucky anche a scuola, infatti mollava sempre più e questo aumentava i problemi con i suoi genitori. Aveva anche due mostri terrorizzanti nella sua testa, i loro nomi erano ansia e depressione. Quest’ultimo mostro intimoriva Lucky in una maniera assurda. Tutto ciò fece sì che Lucky tagliò i rapporti con tutti i suoi compagni, tagliò i rapporti con chiunque cercava di starle a fianco, tagliò i rapporti col mondo esterno. Lucky passava le giornate con l’angoscia come unica amica: si alzava dal letto per andare a scuola, nonostante fosse l’ultima cosa che avrebbe voluto fare, entrava in classe, con le occhiaie scurissime, con gli occhi dei compagni puntati addosso, e con la speranza che nessuno le rivolgesse la parola, si sedeva all’ultimo banco, quello a fianco al muro, quello più isolato, si metteva lì e passava la sua mattinata scolastica su quel banco, tra un pianto, un pisolino e una sgridata di quella professoressa che proprio non riusciva a sopportare. Ogni tanto prendeva qualche brutto voto oppure una nota, cosa che tornando a casa raccontava alla sua mamma, che la sgridava, e questo era un grande fallimento per lei. Arrivava a casa, non pranzava, aveva lo stomaco chiuso dall’ansia, correva in cameretta, si buttava sul letto e ascoltava la musica con le cuffiette, il dolore la lacerava, sentiva il fuoco dell’angoscia carbonizzargli l’anima; passava così il suo pomeriggio, piangendo e sfogando in questo modo la sua ansia. All’ora di cena la mamma la chiamava per la cena, ma non aveva voglia di vedere nessuno, diceva di non avere fame; continuava così la sua serata, piangendo e pensando troppo. Spesso nella sua testa arrivavano pensieri affatto belli, pensieri che, in testa sua, avrebbero risolto per sempre i suoi problemi, ma non trovava il coraggio per fare ciò che aveva in mente, per fortuna aggiungerei. Aveva un diario, scriveva tutto lì sopra, continuava a scrivere che quando sarebbe morta, avrebbe avuto l’unica tomba senza fiori. La routine di Lucky era questa, ma col tempo la sua ansia si trasformò in odio, e in rabbia, che non riusciva a sfogare più con le lacrime, ma tirando pugni a tutto ciò che aveva davanti, poteva essere la sua scrivania, la porta, o il muro della sua stanzetta, non importava, le interessava solo farsi del male per sfogarsi. Lucky non voleva una mano, non aveva bisogno di nessuno con cui parlare, o magari, avrebbe voluto… All’inizio era a pezzi per l’indifferenza di tutti coloro che aveva attorno, ma più passava il tempo, più non voleva vedere nessuno, né tanto meno parlarci. Tutto ciò continuò per parecchio tempo, finché, una notte di maggio, le venne in sogno la sua zia, la zia preferita, persa pochi mesi prima, che le disse che non riusciva a vederla così, senza poter fare nulla. Da quella notte iniziò a pensare, e, in pochissimo tempo, Lucky trovò il coraggio di prendere in mano la sua vita, si mise a studiare migliorando tutti i suoi voti; da lì migliorarono anche i rapporti con i suoi genitori che pian piano uccisero i mostri che aveva in testa, grazie anche all’aiuto dei suoi amici, che, non l’avevano mai dimenticata nonostante tutto. Insomma, Lucky, grazie a un sogno, riuscì a trovare il coraggio di svoltare la sua vita che stava ormai andando a rotoli; ogni tanto quel grande mostro, l’ansia, si ripresenta, ma ha capito come gestirla. Da quel momento, Lucky vive la sua vita al cento per cento ogni giorno, sempre col sorriso sulle labbra. 
Anch’io, come Lucky, sto trovando molto coraggio oggi, nello scrivere che, la storia della scimmietta, in realtà, è la mia storia.




D. G. P. B.